A cura di avv. Maura Bartoletti
C’è un momento dell’anno in cui ogni condominio guarda il proprio giardino come un parrucchiere guarda un cliente: “Qui ci vorrebbe una bella spuntatina”.
Peccato che, a Roma, spuntare un albero non sia più una questione tra il giardiniere e la scala telescopica. È diventata, a tutti gli effetti, una questione giuridica.
Dal maggio 2021, infatti, è entrato in vigore il Nuovo Regolamento del Verde Pubblico e Privato di Roma Capitale, un tomo di 67 articoli e 16 allegati che tutela ogni cosa che abbia radici, tronco e dignità botanica.
Un testo imponente, frutto di una collaborazione tra cittadini, tecnici e amministratori, nato per proteggere il patrimonio vegetale e riportare un po’ di equilibrio in una città che negli ultimi decenni ha tagliato più di quanto abbia curato. Insomma: Roma ha deciso che gli alberi non si toccano a cuor leggero. E soprattutto, non si toccano senza autorizzazione.
Non è più “chiamo il giardiniere e vediamo”: ora prima si chiama il Comune.
Il nuovo regolamento, particolarmente dettagliato nella parte dedicata al verde privato, stabilisce con chiarezza che molte operazioni sugli alberi condominiali non sono “manutenzione ordinaria”, ma veri e propri interventi soggetti a permesso.
L’articolo 40 indica quali piante sono “sensibili”, e non sono poche: gli alberi con una circonferenza superiore a 78,5 cm, le palme, le siepi pregiate, gli alberi da frutto over-30 e gli immancabili pini da pinoli.
Insomma, praticamente tutto ciò che supera per peso, statura o storia il livello di un arbusto adolescente. Per queste piante, abbattimenti e potature importanti richiedono un nulla osta del Dipartimento Tutela Ambientale. Non è un’opzione: è un obbligo. E il Comune, va detto, su questo tema non scherza affatto.
Caro Amministratore, il tuo nuovo migliore amico non è il giardiniere: è l’agronomo.
Un amministratore oggi deve saper gestire scale, infiltrazioni, millesimi… e biodiversità. Quando arriva la classica segnalazione: “L’albero pende verso il mio balcone!”, non può più affidarsi al proprio colpo d’occhio o al vicino “appassionato di verde”. La legge gli chiede, prima di tutto, una valutazione tecnica da parte di un agronomo o di un tecnico abilitato. È questo professionista che stabilisce se la pianta è sana, malata, pericolante o semplicemente… in cerca di attenzione. Solo dopo arriva il momento dell’assemblea, dove il condominio decide se intervenire.
Ma anche qui, attenzione: l’assemblea non può decidere ciò che vuole. Il regolamento del verde di Roma ha la precedenza, come quei parenti che in famiglia “hanno sempre l’ultima parola”.
E poi c’è la parte preferita da ogni amministratore: la burocrazia. Per chiedere l’autorizzazione occorrono foto, planimetrie, perizie, documenti, stima del valore ornamentale e perfino un piano di reimpianto compensativo. Insomma, per tagliare un ramo serve più carta che per aprire un mutuo.
Il condomino, invece, può segnalare… e basta
Il singolo condomino non può intervenire autonomamente, nemmeno se il ramo sfiora la sua finestra o gli fa ombra sulla colazione della domenica. Non può ingaggiare un giardiniere privatamente, né può richiamare il famoso articolo 896 c.c. sul taglio dei rami confinanti: in condominio, con questo regolamento, la musica è cambiata. Può segnalare, sollecitare, documentare, pretendere una valutazione. Ma tagliare? Mai. Perché se sbaglia, la sua iniziativa rischia di trasformarsi in una sanzione salata e in un danno ambientale da spiegare davanti a un giudice (non davanti all’assemblea).
E se l’albero è davvero pericoloso?
Il regolamento ha previsto anche questo. L’art. 32 permette di intervenire immediatamente in caso di pericolo imminente. Ma attenzione: qui l’urgenza non giustifica l’improvvisazione. Serve comunque una perizia che certifichi la situazione e una comunicazione al Comune. In altre parole: si può tagliare, ma non “a sentimento”. Anche l’emergenza ha le sue regole.
In definitiva: gli alberi sono vivi, e la legge pure.
Chi vive o amministra un condominio romano oggi deve sapere che un albero non è un semplice elemento verde. È un bene tutelato, normato, pesato e misurato. Non si taglia senza motivo, non si tocca senza permesso, non si abbatte senza un percorso tecnico-amministrativo preciso. È una rivoluzione culturale prima ancora che normativa. E, come ogni rivoluzione, richiede informazione, consapevolezza e sì, anche un pizzico di ironia per sopravvivere all’ennesima assemblea in cui qualcuno dirà: “Ma ai miei tempi bastava una scala e un seghetto”.
Le pillole legali dell’Avv. Maura Bartoletti
Gli alberi condominiali non si toccano senza autorizzazione del Comune.
L’amministratore deve far fare una perizia e avviare l’iter, non improvvisare.
Il condomino segnala, non taglia.
In urgenza si può intervenire, ma solo con perizia e comunicazione.
Il Regolamento del Verde viene prima dell’assemblea.
Nel dubbio: meglio una PEC all’amministratore che un ramo segato male.
Maura Bartoletti, avvocato del Foro di Roma e custode giudiziario, da anni si occupa di diritto civile dal punto di vista di chi lo vive ogni giorno nei condomìni, nei cantieri e nelle aule di tribunale.
Consulente in Italia per una multinazionale spagnola nel settore degli appalti di servizi e docente per la F.I.A.R.C., unisce la precisione del diritto alla passione per una comunicazione chiara e concreta.
